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LUGLIO 1903: 100 anni fa iniziava l’avventura dell'automobile in Sardegna

La storia della VERMOREL di Efisio Manunza

   Il 15 luglio 1903 segnò ufficialmente l'inizio dell'era automobilistica in Sardegna: nel tardo pomeriggio giunse a Cagliari un automobile di proprietà del signor Efisio Manunza di Sestu. Era una vettura francese della marca Vermorel, condotta da Mario del Corvo ed a bordo della quale si trovavano anche Gerino Bruciapaglia, Efisio Ambrogi, amico del proprietario, il maestro di ginnastica Quintilio Cipris e Pietro Maxia, rappresentante della ditta Mantovani che, proprio in quegli anni, si cimentava anche in costruzioni automobilistiche.
Essi percorsero la via Roma, destando grande curiosità (e qualche preoccupazione), e raggiunsero san Bartolomeo: il giorno successivo la notizia fu ripresa dall'Unione Sarda.
In realtà qualche precedente tentativo automobilistico c’era già stato, ma senza successo: nel 1901 proprio il signor Bruciapaglia, agente della fabbrica di biciclette Montini di Macerata (vendute anche a Sassari e Cagliari) tentò alcune volte il viaggio da Sassari a Cagliari con una non meglio precisata “vetturella automobile a tre posti”, ma guasti e accidenti fecero fallire l'impresa, sui cui dettagli si conosce ben poco.
La Vermorel era invece la prima vettura giunta in Sardegna per restarvi (e c’è restata cento anni!).
Il signor Manunza era forse un pioniere del volante, un ricco ed originale esibizionista, o un industriale dell'automobile? Niente di tutto questo: egli era un agiato agricoltore di Sestu che, per meglio seguire i suoi affari e per restare al passo con le più moderne tecniche agricole era abbonato ad una rivista specifica: “Il Coltivatore”, edito a Casale Monferrato, nel cuore delle Langhe. La rivista, per incentivare le vendite, aveva messo in palio fra tutti i suoi abbonati due vetture Vermorel, ed una di queste fu vinta proprio da Manunza. Il lapidario telegramma che egli ricevette il 17 febbraio 1903 diceva testualmente: “Numeroso vostro buono 1102 guadagnò primo premio automobile - amministrazione Coltivatore”
Sbarcata dalla nave nel porto di Cagliari nel marzo successivo, si pose subito il problema di come condurla a Sestu: nessuno sapeva guidare l'automobile. Aggiogati quindi due buoi, questi la trainarono senza alcun problema fino alla sua rimessa, dove sostò, assieme a carri ed altri apparati agricoli, fino a che, alcuni mesi dopo, il lungimirante meccanico e “chauffeur” Mario Del Corvo, giunto in Sardegna da Pavia assieme al fratello per impiantarvi la sua officina, la mise in marcia.
Ma prima di continuare la storia, è opportuno soffermarsi su due aspetti certamente misteriosi: la marca Vermorel, poco nota in Italia anche alla maggior parte degli appassionati del settore, ed il fatto, certamente curioso, che nel 1903 una rivista per coltivatori mettesse in palio una autovettura!
I due aspetti sono strettamente legati fra di loro. Tutto nacque infatti dalla fervida mente di Victor Vermorel, un'industriale, o meglio, un vero e proprio inventore ed uomo di cultura, nato nel 1853 a Villefranche-sur-Saone. La località si trova al centro della Francia, circa 30 km a nord di Lione, ed è il capoluogo della regione del Beaujolais, che dà il nome ad uno dei più rinomati vini francesi. Alcuni anni prima della sua nascita il padre Antoine aveva fondato una industria che produceva attrezzature per l'agricoltura, vendute prevalentemente ai viticultori della zona. Dopo gli studi il giovane Victor si dedicò subito all'azienda paterna: era versatile e geniale, ed i suoi interessi spaziavano in diversi campi. Divenuto grande esperto di vini e viticoltura, fondò, nella sua città, un biblioteca specializzata che raccoglieva tutti i testi necessari all'agricoltura. Egli stesso scrisse una grande quantità di manuali e trattati, il cui più celebre è l' “Ampelografia” in 6 volumi, ancora oggi uno dei più classici testi di riferimento per qualsiasi catalogazione e valutazione delle differenti specie di vite esistenti in natura.
In perfetta sintonia con la rivoluzione industriale Vermorel inventò, produsse e commercializzò nuove apparecchiature per l'agricoltura, fra cui l'irroratrice ancora oggi conosciuta come “vermorel” (anche se attualmente prodotta da altre aziende, ed in versione aggiornata).
Che Vermorel oltre ad essere industriale fosse anche inventore lo prova il fatto che abbia fatto parte della Società Lionese degli Inventori, di cui erano membri anche i fratelli Lumière, noti per il cinematografo.
Negli ultimi anni del secolo XIX Vermorel ebbe un incontro con François Pilain: il nipote di quest'ultimo, Emile, sarebbe divenuto famoso, dal 1905 in poi, come costruttore delle automobili Rolland - Pilain. Tuttavia già dal 1894 e fino al 1925 (con alterne vicende) lo zio François Pilain costruì veicoli a motore nella sua fabbrica di Lione. François, seppure geniale come Vermorel, non aveva, probabilmente, analoghe capacità commerciali: le sue vetture erano caratterizzate da un livello qualitativo molto alto, da soluzioni tecniche per l'epoca non comuni, e da un costo elevato. Il primo prototipo Pilain del 1894 disponeva di motore a 2 cilindri di 1900 cm3, con cambio a 3 marce. Particolarmente originale la trasmissione cardanica alle ruote. La produzione Pilain di serie proseguì, con un altro modello a 3 cilindri, fino al 1898 quando Pilain decise di consociarsi con Victor Vermorel. La prima vettura con il nuovo marchio fu una classica 2 cilindri da 10 cavalli, dotata di trasmissione a cardano con demoltiplicatore nella ruota. Tuttavia ben presto Pilain cessò la sua collaborazione con Vermorel e fondò una nuova società.
Le Vermorel successive ebbero una più convenzionale trasmissione a catena.
La “nostra” Vermorel è proprio il primo modello, costruito (per quanto si sa) in pochissimi esemplari, probabilmente poche decine. Ciò non deve stupire se si considera il fatto che la “Vermorel Automobiles” fu ufficialmente costituita solo nel 1908: tutti gli esemplari costruiti in precedenza erano un prodotto molto particolare destinato, su richiesta, a facoltosi imprenditori agricoli già clienti della società. Ed ecco quindi che appare in tutta evidenza come l'aver messo in palio fra gli abbonati della rivista “Il coltivatore” due vetture Vermorel non fosse altro che una esemplare operazione di “marketing” di inizio secolo, che deve avere avuto un impatto non indifferente fra i lettori.
A questo punto apprezziamo maggiormente questa Vermorel, giunta per prima in Sardegna e sopravvissuta fino ad oggi: non è semplicemente la prima automobile acquistata da un sardo facoltoso, ma una vettura caratterizzata da una storia molto particolare.
La storia della industria automobilistica Vermorel, come quella di numerose marche create dai pionieri dell'automobile, non fu lunga: l'attività automobilistica cessò nel 1930, probabilmente a causa della grande crisi mondiale, e l'attività di produzione di attrezzature agricole proseguì fino al 1965. Victor era scomparso nel 1927, prima della sua fabbrica. Ancora oggi in Francia esistono alcuni possessori di vetture di questa marca, e proprio in questo periodo presso la Maison du Patrimoine di Villefranche-sur-Saone è allestita una esposizione dal titolo “L’épopée des automobiles Vermorel de 1898 à 1930”.
Ma seguiamo la storia della “nostra” Vermorel: dopo la prima passeggiata trionfale, non ebbe una grande attività. I tempi non erano ancora maturi per lo sviluppo dell’automobilismo isolano, per vedere un’altra vettura si dovette attendere il 1904, anno in cui il presidente del Touring Club Italiano con l sua Isotta Fraschini viaggiò da Golfo Aranci a Cagliari, destando scalpore.
Altri anni ancora passarono prima che ulteriori automobili giungessero in Sardegna.
La Vermorel circolò poco o niente: progettata nel 1898 già dopo pochi anni denotava in pieno la propria età: ancora simile ad una carrozza senza cavalli, fu rapidamente resa vecchia dal rapido progresso della tecnica. Di certo si sa che condusse in giro il ministro Francesco Cocco Ortu durante una sua visita in Sardegna. Per lo più rimase ferma, ed essendo divenuta anche d’ingombro per le altre apparecchiature agricole ospitate nello stesso locale, dopo la seconda guerra mondiale si trovava già smontata nelle sue parti ed accantonata: il primo passo verso la demolizione.
Ma il destino aveva deciso diversamente: il giovanissimo apprendista operaio Luigi Pisano, dipendente dell’azienda agricola Picciau (gli eredi di Efisio Manunza), intento a riparare e manutenzionare le attrezzature agricole, guardava con interesse quel “rottame” ed iniziò a cimentarsi nell’impresa del rimontaggio e restauro. Nei primi anni ’50 inoltre il dott. Gastone Gottardi, responsabile per la Sardegna della ditta Rejna, fornitrice di ricambi automobilistici e telonistica, perfezionò con l’azienda Picciau la fornitura di teloni di protezione per le coltivazioni, e, recatosi presso l’azienda, “scoprì” la Vermorel. Intuendone il valore, stipulò un accordo: per lunghi anni la vettura fu esposta nelle vetrine della Rejna come veicolo promozionale.
 


Addirittura nel 1961 Luigi Pisano, accompagnato da Gastone Gottardi, condusse la vettura a Milano in occasione dell’inaugurazione della nuova filiale milanese. Un viaggio epico: imbragata con la gru e caricata sul ponte della nave in partenza da Cagliari, giunse a Civitavecchia dove l’attendeva un carro ferroviario che la condusse fino a Milano. Dalla stazione di Milano fu giocoforza marciare su strada fino alla sede della Rejna, e poiché la Vermorel aveva un sistema di lubrificazione “a perdere” fu necessario seguirla con sacchi di sabbia da gettare sull’asfalto per asciugare la grande quantità d’olio che si lasciava dietro. Ciò nonostante rischiarono una grossa multa da parte della polizia municipale milanese!
Un altro viaggio memorabile della nostra veterana fu quello da Cagliari a Nora nel 1969 in occasione del Terzo Rally Internazionale Vetture Storiche.
Dopo la chiusura della Rejna il dott. Gottardi la ospitò ancora a lungo, fino a pochi anni orsono, presso la sua nuova attività commerciale in via Cugia. La Vermorel, pur nella sua assoluta rarità ed eccezionalità, era diventata un oggetto così consueto in quella strada che, probabilmente, molti distratti frequentatori del luogo non si chiesero notizie sulla sua storia. Viceversa alcuni anni prima il giornalista lionese Jacques Morlins in vacanza a Cagliari, non solo l’aveva notata, ma ne aveva tratto un articolo per “Le Progres” intitolandolo “La première volture ayant circulé en Sardaigne était originaire de notre région!”.
All’inizio di quest’anno (2003) l’Associazione Automoto d’Epoca Sardegna, rendendosi conto dell’imminenza del centenario, ha proposto ai proprietari di esporre la vettura al Turisport, nell’ambito di una rassegna dedicata a vetture d’epoca straniere, e, nel mese di giugno, la ha esposto presso il centro Millennium, in occasione di una gymkana di auto storico. L’idea, ambiziosa, di rimetterla in marcia proprio per il 15 luglio in via Roma, non ha avuto seguito a causa dei tempi troppo brevi, ma è solo rimandata. In molti siamo pronti a scommettere che fra poco rivedremo questa bisnonna muoversi come nel 1903!
 



BIBLIOGRAFIA
Ricostruire questa storia, di cui molti hanno parlato, ma sempre in maniera parziale e limitata, ha richiesto un po’ di tempo e di impegno, e non sempre le ricerche hanno dato l’esito sperato.
Per quanto riguarda la parte “isolana”, il primo testo fondamentale è “Cicciu sona sa trumba” di Carlo Angioni, (pubblicato nell’ Almanacco di Cagliari 1979).
Sulla base delle citazioni di questo testo si è provveduto alla consultazione diretta de “L’Unione sarda” del periodo, disponibile su microfilm presso la Biblioteca Universitaria di Cagliari.
Un altro tentativo, purtroppo non riuscito, ha riguardato la consultazione della rivista “Il Coltivatore”, grazie alla disponibilità del personale della Biblioteca “Giovanni Canna” di Casale Monferrato che, date le difficoltà logistiche, ha consultato, per conto nostro, una intera annata della rivista senza però reperire alcuna notizia del concorso e del premio riservato agli abbonati.
L’articolo “La prima fu la Vermorel” di Vincenzo Vaccaro (rivista Automoto Sardegna del dicembre 1985) riprende l’episodio e lo integra con precise indicazioni sui primissimi eventi motoristici isolani.
Preziosa infine la collaborazione personale di Luigi Pisano, il meccanico della Vermorel, che ha ricordato, con emozione, i lavori e le difficoltà incontrate nell’opera di restauro; di Gastone Gottardi, che ha ricordato con precisione eventi e date ed ha fornito materiale fotografico ed editoriale; dei signori Picciau, eredi di Efisio Manunza ed attuali proprietari della vettura, che hanno fornito utili indicazioni sulla loro vicenda familiare ed hanno acconsentito all’esposizione sia in occasione del Turisport che, nel mese di giugno, presso il Centro Millennium, in occasione della quarta rievocazione della gimkana cagliaritana del 1929.
Per quanto riguarda la storia della marca, è stata indispensabile la collaborazione di Eric Favre, specialista sui grandi costruttori automobilistici francesi scomparsi e giornalista della redazione della rivista "Gazoline".
Ringraziamo infine il R.A.C.I. (Registro Ancetres Club Italia, di Vauda Canavese), nella persona del Presidente Antonio Carella, per l'aiuto e l'interesse dimostratoci, con la speranza di proseguire la collaborazione con questa Associazione.
A tutti vanno i nostri ringraziamenti, con la speranza di poter collocare, quanto prima, alcuni tasselli ancora mancanti per completare questo appassionante “puzzle” del secolo scorso.


LINKS

Cicciu sona sa trumba (pagine in allestimento)

L’ Unione Sarda del 16 luglio 1903

AutomotoSardegna del dicembre 1985:
pagina 29 - pagina 30 - pagina 31

Le Progres: “La première volture ayant circulé en Sardaigne était originaire de notre région!”
la lettera - l'articolo

Immagini della Vermorel al Turisport 2003

Sito della rivista francese Gazoline

"Vermorel, touche-à-tout de génie", di Eric Favre

“L’Esposizione Vermorel del 2003" presso la Maison du Patrimoine di Villefranche-sur-Saone
vermorel