MAGGIO 2005: mostra statica per ricordare i 50 anni della 600 FIAT
L’Associazione Automoto d’Epoca Sardegna presenta
50 anni di Seicento
da lunedì 23 a domenica 29 maggio 2005 presso
50 anni di Seicento
Mezzo secolo fa, il 10 marzo 1955, al Salone di Ginevra, la FIAT presentava la nuova
utilitaria che avrebbe motorizzato l’Italia. Costava 590.000 lire, circa 200.000 lire in meno della 500C
Belvedere che sostituiva.
La 600 fu
l’automobile che mise in moto l’Italia: in quell’anno in Italia circolavano 900.000 vetture,
gran parte delle quali progettate, se non costruite, prima della guerra. La 600 fu prodotta in più di
2.500.000 esemplari, di cui quasi un milione nei primi 5 anni: basta questo dato per dimostrare in maniera
evidente il suo ruolo fondamentale. Rispetto alla 500, presentata qualche anno dopo, e fornita ad un prezzo
solo lievemente inferiore, offriva 4 posti comodi, un motore affidabile, un buon comfort di marcia: ci si
poteva attraversare l’Italia intera, sulle statali e sulle nuovissime autostrade.
La bontà della sua progettazione è indiscutibile: prodotta su licenza
anche nell’Europa orientale ed occidentale, evoluta nella successiva 850, con le fortunate versioni
coupé spider, prodotta nelle pratiche versioni Multipla e Familiare, il suo motore, migliorato ed aggiornato, dopo aver mosso milioni di 127 e di Autobianchi A112, è arrivato fino alle prime Uno e alle
Panda. Ancora oggi circolano numerose 600, usate quotidianamente da proprietari non necessariamente cultori
delle auto d’epoca..
Dalla 600 sono inoltre derivate
altre vetture di grande diffusione, quali la SIMCA 1000 in Francia.
Certamente la 600 non fu caratterizzata da soluzioni avveniristiche e all’avanguardia: la filosofia FIAT
dava massima priorità a qualità, affidabilità, economia. I primi prototipi a trazione
anteriore quindi non ebbero seguito sia per i costi sia per i dubbi sull’affidabilità di certe
soluzioni. Altri costruttori realizzarono, nel decennio compreso fra la metà degli anni ‘50 e la
metà degli anni ’60, delle vetture più “moderne”: ma la diffusione ed il ruolo
della 600 hanno caratterizzato lo sviluppo dell’Italia e degli Italiani in maniera unica ed
insuperata.
Modelli per l’esportazione in partenza per
l’Australia
Tutte le versioni, a colpo d’occhio
La 600 è stata continuamente sottoposta
a piccole modifiche e miglioramenti. Si elencano di seguito i più significativi.
FIAT 600 (633 cc, potenza 21,5 CV a 4600 giri, coppia max 4 kgm a 2800 giri; 95
chilometri orari); costruita dal 1955 al 1960
nelle versioni berlina, multipla e taxi.
1955 Vetri laterali anteriori scorrevoli; “frecce” anteriori sopra i parafanghi; fanali posteriori piccoli di
colore rosso; tappezzeria dei sedili in stoffa quadrettata.
1956 nuove calotte coprimozzo.
1957 vetri anteriori discendenti,
fanali posteriori a due luci (rosso e arancione); rostri sui paraurti; modanature sulla fiancate.
1959 “frecce” anteriori circolari situate sotto i
proiettori.
1960 deflettori anteriori regolabili; introduzione
nuovo modello “600 D”
FIAT 600 D (767 cc, potenza 29 CV a 4600 giri,coppia max 5 kgm a 2800 giri;
110 chilometri orari); Costruita dal 1960 al 1970 nelle versioni berlina, multipla, taxi e familiare.
1964 sportelli controvento
1965
proiettori anteriori più grandi, fregio anteriore diverso, eliminazione modanature, rostri con
rivestimento in gomma.
Fuoriserie e derivate
Si stava
concludendo il periodo d’oro dei carrozzieri: non era più consueto, per i clienti facoltosi,
acquistare il solo telaio per poi farlo carrozzare (anche perché le carrozzerie erano ormai portanti ed
il telaio non c’era più), però la grande produzione di serie consentiva delle
personalizzazioni più modeste, rivolte gradite ad un gran numero di potenziali clienti. Le utilitarie
definite “fuoriserie” erano in realtà delle produzioni in piccola serie: si partiva da
poche variazioni rispetto al modello base, quali una verniciatura bicolore, alcuni fregi particolari e qualche
accessorio, magari nella strumentazione, e, con un piccolo sovrapprezzo, si poteva quindi disporre di una vettura diversa dalle altre, ammirata dagli amici e consegnata, in genere, in tempi molto più brevi di
quella di serie.
Spendendo di più si poteva
avere realmente una carrozzeria del tutto differente; in alcuni casi si trattava di modelli che
interpretavano efficacemente il ruolo di utilitaria della 600, dandole però una diversa e gradevole
personalità , spesso sportiveggiante ma talvolta elegante; in altri casi si cadeva nel grottesco,
imitando vetture di cilindrata e dimensioni maggiori con risultati quasi da cartone animato. Dalle immagini
ciascuno potrà farsi la propria idea in merito.
realizzazioni di Mantella, Caprera e Viotti
Giardinetta realizzata da Viotti
Le 600 con lo Scorpione
Appena presentata la 600 Carlo Abarth non perse tempo, e già nel 1955 presentò una “barchetta” a due posti, leggera solo 410 chilogrammi, spinta da un motore 600
elaborato che riusciva a erogare 32 Cv (anziché 21, 5!) ed a spingere la vettura fino a 140 chilometri
orari.
Meno di un anno dopo, utilizzando
il corpo vettura della berlina, anticipò la FIAT di ben 4 anni, incrementando la cilindrata a 747 cc e
40 CV: era la FIAT Abarth 750, caratterizzata da bande rosse laterali, marchi e scritte specifiche e,
naturalmente, dalla famosa marmitta dalla tonalità rombante.
Chi aveva già acquistato una 600 normale poteva adeguarsi mediante una
“cassetta di trasformazione”. Lo spirito di questa versione, così come di gran parte di
quelle successive, era di mantenere comunque le caratteristiche di economicità e praticità della
versione base; la vettura si poteva usare normalmente oppure, con una ulteriore preparazione ed
allestimento, in corsa.
Erano disponibili volanti, strumentazione ed accessori specifici.
Nel 1960, in concomitanza con
l’incremento di cilindrata del modello ufficiale FIAT, la Abarth giunse a 847 cc e 52 CV, che divennero
57 con la 850 TC Nurburgring del 1963, dotata di cambio a 5 velocità, 4 freni a disco e radiatore
anteriore supplementare. La 850 TC stravinse tutti i tipi di corse: pista, rally e salita. Già nel 1962
era disponibile il modello 1000, inizialmente con distribuzione bialbero, ma in seguito prodotto con il
classico “aste e bilancieri” nella versione denominata “monomille”; i cavalli salirono
da 60 a 66, poi a 78 ed 85 per giungere, nel 1970 addirittura a 112 cavalli per 200 chilometri orari!
L’anno successivo la FIAT acquisì l’Abarth, e la produzione delle utilitarie elaborate e dei
kit di potenziamento cessò definitivamente.
Un dettaglio curioso: oltre che dal rombo, le Abarth erano caratterizzate dagli “alzacofani” che mantenevano il cofano posteriore semiaperto: all’inizio
una piccola apertura, in seguito sempre più esagerata, fino a portare il cofano in orizzontale. Si
credeva che questo accorgimento migliorasse il raffreddamento del vano motore, e molti applicavano gli
alzacofani anche alle 600 normali, rendendo difficile leggere la targa ed andando incontro a multe salate; ma,
a causa di un complesso andamento delle correnti d’aria all’interno del vano motore,il
raffreddamento non migliorava per nulla, come dimostrò una accurata inchiesta della rivista
Quattroruote: Invece non si sapeva che il cofano aperto, allungando il profilo posteriore della vettura,
migliorava sensibilmente l’aereodinamica, incrementando la velocità massima.
La piccola coda che caratterizzò la 850, erede della
600 derivava proprio da questo: le prove effettuate riscontrarono, rispetto ad un prototipo senza coda, un
incremento di velocità di 3 chilometri orari. Abarth, come sempre, lo aveva scoperto in
anticipo.
Multipla: brutta o geniale?
Alla sua presentazione suscitò accanite discussioni stilistiche: per
guadagnare spazio in maniera semplice ed economica la FIAT aveva ideato una familiare “al
contrario”, modificando cioè la parte anteriore anziché quella posteriore. Dietro, infatti,
la presenza del vano motore non avrebbe consentito di disporre di un vano di carico molto capiente. In questo,
modo, invece, si aggiungeva davanti una terza fila di sedili, lasciando all’interno un ampio volume
eventualmente utilizzabile per le merci. Le 4 porte consentivano un accesso abbastanza comodo. Con il senno di
poi, tenuto conto di quante siano le monovolume oggi in produzione, alcune non molto belle né dotate di
particolare personalità, possiamo dire che la Multipla fu un progetto geniale, dall’estetica tutto
sommato più che accettabile.
150%"> Poteva trasportare 6 persone, ma esisteva anche una versione trasporto merci, priva del terzo sedile.
Ebbe un grande
successo nella versione taxi, rigorosamente verde e nera. Fu addirittura allestita come autoambulanza,
modificando stavolta anche la parte posteriore per consentire l’ingresso della barella. Famoso anche
l’esemplare unico “porcellino” realizzato a scopi pubblicitari.
Poiché la caratteristica posizione del sedile anteriore, unita
all’apertura “a vento” della portiera, costringeva, sia per entrare che per uscire, ad un
particolare movimento, ben presto i giovanotti impararono ad osservare con attenzione le signore in gonna
che, durante questa manovra, correvano il rischio di mostrare le gambe: il mensile “Quattroruote”
si affrettò a pubblicare un servizio fotografico in cui consigliava alle automobiliste come salire e
scendere evitando l’inconveniente.
Qualche anno dopo arrivò la “Familiare”: un più convenzionale furgoncino,
successivamente evolutosi nella 850 familiare (molto in uso nelle comunità religiose) e nel più recente 900T. Ma erano ormai altri tempi, e ci si poteva permettere il lusso di costruire e vendere un veicolo
tutto diverso dall’originale senza badare troppo ai costi; la Multipla è rimasta un caso unico ed
originale, non solo in Italia ma nel mondo.
Le straniere
Un aspetto non molto noto, ma degno di essere approfondito,
riguarda lo sviluppo della 600 all’estero, dove fu prodotta su licenza con grande successo. In primo
luogo ricordiamo la spagnola SEAT 600, inizialmente uguale alla berlina italiana, successivamente prodotta anche in alcune varianti, fra cui “limousine” a 4 porte e 6 finestrini laterali, ed una simpatica
furgonetta da lavoro chiamata “Formichetta”. In Spagna attualmente esistono diversi club dedicati a
questa vettura,molto apprezzata dagli appassionati, forse in misura superiore a quanto non accada in
Italia.
Anche in Germania la 600 fu prodotta, o meglio, assemblata
con piccole modifica, dalla NSU - Fiat, e commercializzata con il nome di “Jagst”.
Un altro fenomeno, sviluppatosi in Yugoslavia, è la
Zastava 600, prodotta lungo ed esportata in numerose nazioni (soprattutto in Egitto e Turchia, dove fu
ulteriormente prodotta e assemblata e dove tuttora circolano numerosissimi esemplari). La campagna
pubblicitaria non disdegnava lo stile occidentale, affiancando alla 600 fascinose modelle, come si può
vedere dall’immagine.
Citiamo infine
una classica “replica” sovietica, che non fu prodotta su licenza ma spudoratamente copiata per
quanto riguarda la carrozzeria e l’impostazione meccanica generale. Si tratta della ZAZ 965, dotata
però di un motore sostanzialmente diverso (4 cilindri a V raffreddato ad aria).
Puoi scaricare questo documento, consegnato al pubblico in occasione della mostra presso il Centro di intrattenimento Millennium, in formato PDF già pronto ed impaginato per essere stampato e rilegato a libretto (3 fogli A4 dritto e rovescio, da piegare in due per un totale di 12 facciate) oppure in formato A4 (11 fogli)
scarica il libretto (1,3 MB)
scarica il documento in formato A4 (2,8 MB)
Numerose foto di questa pagina sono state reperite su Internet; le altre da riviste e/o documenti dell'epoca.